kalā teatro
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ideazione e regia
Manuel Marrese

coreografie e danza
Luana Pignato e Naomi Citriniti

sound design
Francesco Luise

pianoforte
Rocco Mentissi

organetto
Giovanni Cerbasi

djembè e cajòn
Adriana D’Ambrosio

oud e setar
Mehdi Limoochi

scene
Gerardo Viggiano e Mario Pignato

in scena
Jole Franco, Filomena Martino, Rosanna Russillo, Maria Brancucci, Graziella Troiano, Vita Russo, Rocco Marsico e con Francesca Caivano, Gaia Carella, Noemi Potenza, Andrea Cappiello, Davide Caponigro, Domenico Parisi, Francesco Caivano, Lucilla Gruosso

assistente alla regia
Gabriele Margiotta

fonico di sala
Rocco Tomasillo

riprese video
Rocco Martino e Gessica Pignato

service audio e luci
Sound Technologies Engineering

Vita mia

canto del ritorno

L’idea

Lo spettacolo guarda al mondo rurale per ricercare in esso i segni di un mondo perduto, interrogandosi su ciò che è stato smarrito nel passaggio da quel tempo al tempo presente. I gesti del passato vengono letti nella loro dimensione rituale, sacra, trascendente, che rimanda ad un altrove. Al cuore dello spettacolo c’è l’urgenza di ribadire la necessità di recuperare una dimensione contemplativa nella vita; così il lavoro volge lo sguardo a Oriente, che ha maturato in questo un’esperienza millenaria.

I laboratori

Il progetto si è sviluppato attraverso una serie di laboratori di teatro-danza durante i quali i partecipanti sono stati coinvolti, attraverso una ricerca poetica e coreografica, nel processo di creazione dello spettacolo. Il progetto inoltre presta particolare attenzione alla dimensione dell’infanzia, coinvolgendo i bambini della scuola primaria grazie alla collaborazione con l’istituto comprensivo di Picerno.

La ricerca artistica

Mondo antico, mondo contadino, mondo perduto. Guardare quei gesti, che oggi appaiono veri e propri rituali. Per noi teatro è un modo per celebrare quel rito, riconoscere in quei gesti un valore che va al di là del significato immediato, contingente, e rimanda ad altro, ad un altrove. Arte è per noi ricerca di un altrove, oltre il quotidiano; e quando guardiamo al quotidiano è per ricercare in esso i segni dell’assoluto, infinito.

“probabilmente anche il più raffinato tra noi risulterebbe un barbaro se oggi lo si paragonasse a sua nonna che per decenni si era potuta permettere di dedicarsi ai quotidiani esercizi spirituali e a solfeggiare la sua melanconia.” Gunther Anders

 
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